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Come definire la qualità di uno shampoo

cocco e tensioattivi

Shampoo: definizione

Lo shampoo è definibile come un prodotto utilizzato per l’igiene del cuoio capelluto e dei capelli, adatto a rimuovere unto, sporco, particelle di pelle, inquinamento ambientale e altre particelle inquinanti che gradualmente si formano e depositano sui capelli. La sua funzione è quella di rendere il capello e il cuoio cappelluto puliti.

Shampoo linea Methos di Terradisole

Ma la cosmeceutica ha contribuito a trasformarli in prodotti trattanti più complessi, inserendo principi attivi in grado di attraversare la barriera cutanea e svolgere la loro azione trattante.

Quindi come si fa a percepire la qualità di uno shampoo?

I 3 sistemi per comprendere la qualità di uno shampoo sono:

  1. la conoscenza dei componenti,
  2. la percezione tattile,
  3. la valutazione del risultato.

La formulazione di uno shampoo prevede genericamente la presenza di:

  • Acqua
  • Tensioattivi primari e secondari
  • Principi attivi funzionali
  • Agenti viscosizzanti
  • Agenti stabilizzatori della schiuma
  • Regolatori del pH
  • Conservanti
  • Fragranze
  • Coloranti

I tensioattivi

I tensioattivi sono composti organici che sciolti in acqua favoriscono la solubilità dello sporco. Sono sintetici, quindi non presenti in natura (ad eccezione del sapone). Alcuni possono essere di origine vegetale, ma la molecola originale viene comunque modificata. Altri sono invece di derivazione petrolchimica.

Un sistema per capire se un tensioattivo è di derivazione petrolchimica o vegetale, è vedere da quanti C (atomi di carbonio) è composta la molecola: il numero dispari corrisponde a tensioattivi petrolchimichi, il numero pari corrisponde a tensioattivi vegetali (esempio: C13 è di origine petrolchimica, C14 è di origine vegetale). Questa regola si applica solo ai tensioattivi.

Esistono 4 classi di tensioattivi:

  1. Anionici,
  2. Cationici,
  3. Anfoteri,
  4. Non ionici.

In una formulazione shampoo possono essere inseriti al massimo 3 tensioattivi.

Caratteristiche di un tensioattivo
Tutti i tensioattivi sono composti da una parte che si lega all’acqua e da una parte che si lega allo sporco grasso.

1. Tensioattivi anionici

Sono molecole in cui la parte idrofila “testa” possiede carica negativa. Possiedono elevata schiumogenicità e sono adatti all’azione asportante lo “sporco”.

Un’importanza fondamentale riveste l’origine della parte lipofila della molecola, che può essere naturale o sintetica; come precedentemente descritto i grassi vegetali naturali sono costituiti da un numero pari di atomi di carbonio, mentre quelli sintetici di derivazione petrolchimica da un numero dispari.

Le parti lipofile naturali sono solitamente ricavate da olio di palma e olio di cocco.

Anche la lunghezza della catena lipidica è molto importante: più è lunga (cioè più atomi di carbonio possiede) più il tensioattivo è meno irritante. Una catena corta rende il tensioattivo più irritante.

I valori ottimali sono compresi tra 12 e 14 atomi di carbonio.

A questo proposito è bene chiarire una diatriba esistente da molto tempo: anni di disinformazione e di convenienze commerciali avevano portato alla demonizzazione del tensioattivo Sodium Lauryl Sulfate (SLS), addirittura additato come cancerogeno.

In realtà la sua parte lipofila comprende 12 atomi di carbonio, dunque non solo la sua origine è vegetale (palma da cocco), ma la lunghezza della sua catena rientra addirittura nei parametri ottimali per la tolleranza e l’aggressività.

2. Tensioattivi cationici

Sono molecole in cui la parte idrofila “testa” possiede carica positiva. Hanno basso potere schiumogeno e sono impiegati per apportare sostanze, per esempio elementi condizionanti e protettori sui capelli.

Molto impiegati sono quelli appartenenti alla categoria dei Poliquaternari (Poliquaternium). Anche la Lanolina fa parte dei cationici, ma il suo largo utilizzo negli anni ha condotto a sensibilizzazioni che suggeriscono di evitarne l’impiego.

Nel nostro caso impieghiamo derivati di proteine del grano (hydrolized weath protein).

3. Tensioattivi anfoteri

Sono caratterizzati dalla presenza, sulla stessa molecola, di entrambe le cariche: una positiva e una negativa. Hanno elevata affinità per la cute e contribuiscono ad addolcire l’azione dei tensioattivi anionici.

Noi utilizziamo le Cocamidipropylbetaine, in quanto tra gli anfoteri sono quelle a cui è riconosciuta maggiore attività antimicrobica su batteri gram positivi e antimicotica in particolare su Candida Albicans e Aspergillus Niger.

4. Tensioattivi non ionici

Sono molecole che non presentano una carica elettrica. Possiedono azione detergente molto bassa e sono utilizzati soprattutto nell’igiene intima per la loro delicatezza.

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